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"De Camilli, Davide"
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IL ROSOLIO TRICOLORE
2011
Il rosolio tricolore, offerto dal sindaco Sedara al principe di Salina il giorno del plebiscito, per brindare al nuovo Regno, non è che la rappresentazione parodica della bandiera dell'Italia futura e mostra con quanta diffidenza Lampedusa guardasse al Risorgimento, all'Italia unita e alla storia, italiana e siciliana, durante tutto un secolo. Tuttavia la chiave di lettura del più grande romanzo del nostro Novecento non è né storica, né, tanto meno, politica, ma letteraria. Il Gattopardo è l'opera grandiosa di uno scrittore siciliano. The red, green and white rosolios offered to the prince of Salina by the mayor Sedara on the day of plebiscite, in order to drink a toast to the new Kingdom, is just a sort of parodic representation of the new Italian flag and shows how suspiciously Lampedusa looked at the Risorgimento, at a united Italy, and at the Italian and Sicilian history during the whole century. However, the interpretation of the greatest novel of our twentieth century can be neither historical nor, least of all, political, but literary. The Gattopardo is the splendid masterpiece by a learned, extremely cultivated, sceptical Sicilian writer, reserved and lost in his rock-like loneliness like senator La Ciura in La Sirena. Dietro la scrivania di don Calogero fiammeggiava una oleografia di Garibaldi e (di già) una di Vittorio Emanuele [...] affratellati però dal prodigioso rigoglio del loro pelame che quasi li mascherava. Su un tavolinetto vi era un piatto con biscotti anzianissimi che defecazioni di mosche listavano a lutto e dodici bicchierini rozzi colmi di rosolio: quattro rossi, quattro verdi, quattro bianchi: questi, in centro; ingenua simbolizzazione della nuova bandiera che venò di un sorriso il rimorso del Principe che scelse per sé il liquore bianco perché presumibilmente meno indigesto e non come si volle dire, come tardivo omaggio al vessillo borbonico. Le tre varietà di rosolio erano del resto egualmente zuccherose, attaccaticce e disgustevoli [...] Venne mostrata a Don Fabrizio una lettera delle autorità di Girgenti che annunziava ai laboriosi cittadini di Donnafugata la concessione di un contributo di duemila lire per la fognatura, opera che sarebbe stata completata entro il 1961 [...].
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PARINI MENEGHINO
by
De Camilli, Davide
in
SAGGI
2015
Giuseppe Panni fu grande poeta e autore in lingua 'toscana' nella Milano del '700, ma compose anche bei versi milanesi. Questa sua produzione dialettale fu esigua, quattro sonetti e sette quinari, ma scritti da par suo. Inoltre egli fu accanito difensore dell'uso dei dialetti, e di quello milanese, in letteratura, nella furibonda polemica, la 'Brandana', che lo oppose al suo antico maestro Padre Paolo Onofrio Branda, sostenitore dell'esclusivo utilizzo del toscano nella produzione letteraria. E fu certo importante anche questa decisa posizione, nella discussione sulla lingua, per giustificare la sua collocazione, da parte di Carlo Porta, nell'olimpo dei grandi meneghini suoi contemporanei, quali Domenico Balestrieri e Cari'Antonio Tanzi, accanto a Carlo Maria Maggi e al cinquecentesco Giovanni Capis. While a famous writer and poet in 'tuscan' language who worked in the XVIIIth century Milan, Giuseppe Parmi composed fine verses in the milanese dialect too. This very production was as a meagre (four sonnets and seven five-syllables) as of a high standard one. He acted also as a valiant defender of dialects for practical purposes, by strenghtening in various literary fields the milanese dialect, particularly in the context of the furious dispute (the 'Brandana') which opposed him to his old master, father Paolo Onofrio Branda who was then supporting an exclusive use of the tuscan dialect in literary matters. This sharp attitude in linguistic quarrels was indeed an important incentive for placing Parmi - by Carlo Porta's hand and concern - into the Olympus of the famous 'meneghini' of his own age: Domenico Balestrieri and Carl'Antonio Tanzi, together with Carlo Maria Maggi and the sixteenth-century jurist and historian Giovanni Capis.
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