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262 result(s) for "TESTI E DOCUMENTI"
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La prima riflessione metodologica di Galileo Galilei : la quaestio An detur regressus demonstrativus
L'intento di questo articolo è quello di fornire una ricostruzione sia del contesto teorico sia dell'evoluzione storica della teoria del regressus demonstrativus così come viene trattata intorno al 1589. All'incirca a questa data risale sia la stesura del ms. 27 sia l'inizio dell'insegnamento di Galilei presso I'Università di Pisa dove la ricerca scientifica è strettamente legata agli Analitici Posteriori di Aristotele. La teoria del regressus demonstrativus rappresenta sia uno dei più noti sviluppi della tradizione logica aristotelica che un fondamentale strumento metodologico oggetto di insegnamento universitario tra la fine del XIV e gli inizi del XVII secolo. Esso, infatti, trova la sua massima teorizzazione in seno allo Studio di Padova tra il XV e il XVI secolo e, da quel momenta, costituisce un basilare argomento di discussione epistemologica in tutte le Università europee. Il ms. 27, ehe è la prima opera di carattere logico e metodologico del Galilei, culmina con la quaestio An detur regressus demonstrativus di cui si fornisce un'edizione con testo a fronte c la prima traduzione in lingua italiana. The purpose of this article is to provide a reconstruction of the theoretical and historical context of the evolution of the theory of regressus demonstrativus as it was treated around 1589. Approximately in this date Galilei writes the ms. 27 and begins his teaching at the University of Pisa where scientific research is closely linked to Aristotle's Posterior Analytics. The theory of regressus demonstrativus is very important in the logical developments of Aristotelian tradition and is a fundamental methodological tool subject of university teaching in the late fourteenth and early seventeenth century. It finds its highest theorizing within the University of Padua in the fifteenth and sixteenth centuries and, since that time, constitutes an essential argument of epistemological discussion in all European universities. The quaestio An detur regressus demonstrativus is the culmination of the speculation contained in ms. 27 which is the first Galileo's work of logical and methodological nature: of this is provided the Latin text and the first translation into Italian.
Pierre Ceffons di Clairvaux : la questione dei significabilia complexe intorno al 1350 : I. Edizione della quaestio 25 della Lectura super I Sententiarum
Pierre Ceffons di Clairvaux, relativamente poco noto filosofo di metà XIV secolo (fugacemente studiato da Damasus Trapp, Arnos Corbini e Christopher Schabel), è molto lontano dall'essere irrilevante per l'economia generale della tarda scolastica. Questo Maestro dell'ordine cisterciense, il cui Commento Sentenziano risale agli anni 1348-1349, è uno dei primi maestri a reagire con forza alla dottrina del significabile complexe. Nella quaestio 25 sul primo libro delle Sentenze, di cui si offre in questa sede l'edizione — usando implicitamente molto del materiale proveniente dalla quaestio 7 sul primo libro delle Sentenze del confratello Giovanni di Mirecourt — attacca esplicitamente la teoria di Gregorio da Rimini sul significabile complexe, concentrandosi in particolar modo sul problema della consistenza metafisica di questi significabilia complexe. Il risultato è uno dei primi tentativi di criticare la teologicamente inammissibile consistenza dei significabilia complexe, nonché la loro pericolosa attitudine a divenire entità eterne distinte da Dio, cercando in questo modo di tornare in prossimità di una più usuale concezione proposizionale della verità. Pierre Ceffons of Clairvaux, a relatively unknown philosopher of the mid-XIV century (little studied by Damasus Trapp, Arnos Corbini and Christopher Schabel), is far from being irrelevant in the general economy of late scholasticism. This Cistercian Master, whose Sentence Commentary dates from 1348-1349, is one of the first Masters to strongly react towards the significabilia complexe's doctrine. In his quaestion 25 on the first book of Sentences, whose edition is here offered — implicitly using most of the material coming from John of Mirecourt's quaestio 7 on the first book of Sentences — explicitly attacks Gregory of Rimini's theory of significabile complexe, focusing particularly on the problem of the metaphysical consistence of those significabilia complexe. The result is one of the first attempt to criticize the theologically-impossible-to-admit significabile complexe's consistency and its dangerous attitude to become an aeternal entity distinct from God, trying to get back to a more usual propositional-truth contest.
Ludovico Beccadelli sull'immortalità dell'anima : una prospettiva in lingua volgare
II presente articolo esamina il problema dell'immortalità dell'anima nel Rinascimento con particolare riferimento al trattato manoscritto di Ludovico Beccadelli (1501-1572), di cui si propone anche un'edizione in appendice. L'opera di Beccadelli è significativa in primo luogo perché rappresenta uno dei pochi lavori sul tema dell'immortalità dell'anima in lingua volgare e quindi destinato ad un pubblico diverso da quello che era consueto leggere di questioni cosí complesse in lingua latina. Inoltre il manoscritto rappresenta una risposta alle sollecitudini della bolla Apostolici regiminis ed è un tipico esempio di opera della filosofia della Controriforma italiana, influenzato da altri scritti corne quelli del Cardinal Gasparo Contarini. Infine, la posizione di Beccadelli risulta peculiare di questo periodo nel suo tentativo di riconciliare Aristotele con le dottrine cristiane, basandosi principalmente sull'esegesi di Simplicio e soprattutto di Temistio. This paper examines the problem of the immortality of the soul in the Renaissance with particular reference to the manuscript treatise written by Ludovico Beccadelli (1501-1572), which is transcribed as appendix. Beccadelli's work is significant first of all because it represents one of the few works on the immortality of the soul in the vernacular language and therefore addressed to different audience in comparison to that common to read such complex questions in the Latin language. In addition, the manuscript is a response to the concerns of the Apostolici regiminis and is a typical work of the Counter-reformation Italianphilosophy, influenced by other writings such as those of the Cardinal Gasparo Contarini. Last, Beccadelli's perspective is peculiar of this period in its attempt to reconcile Aristotle with the Christian doctrine, relying mainly on the interpretation of Simplicius and most of all that of Themistius.
Le questioni prologali di Ugo di Novocastro
Ugo di Novocastro, Doctor Scolasticus, è uno degli scotisti ricordati presso la tomba di Scoto a Colonia; all'inizio del Trecento commenta le Sententiae di cui questo contributo edita criticamente il Prologo; esso, composto da sette questioni, rivela il sostanziale anti-to-mismo di Ugo riguardo alla teoria della subalternazione e al soggetto della teologia. Al contrario, diverse teorie scotiste vengono difese da Ugo: quella dell'infinità come ragione assoluta della deità, la necessità del soccorso sovrannaturale per la conoscenza più rigorosa del viandante su Dio e la definizione dell'attività. Ma solo un velato accenno suggerisce l'adesione novocastriana al carattere attivo della teologia. Hugh of Newcastle, whose epithet is Doctor Scolasticus, is one of Scotists mentioned in the inscription borne by Scotus' tomb in Cologne. At the beginning of the 14th century he wrote a commentary on the Sentences. In this paper a critical edition of the Prologue of this commentary is offered. It consists of seven questions in which the substantial anti-Thomism of Hugh on the theory of subalternation and the subject of theology is revealed. Instead, several Scotist theories are defended: the infinity as absolute reason of the deity, the necessity of the supernatural support for a more rigorous knowledge of God and the definition of activity. However, just a veiled hint suggests Hugh's assent to the doctrine of the active character of theology.
La trattazione della teoria aristotelica della demonstratio nel Ms. Gal. 27 di Galileo Galilei
L’intento di questo articolo è quello di fornire una ricostruzione dell’interpretazione data da Galileo Galilei alla teoria aristotelica della dimostrazione. La dottrina della dimostrazione riveste un ruolo centrale nella metodologia di Galilei e per questo motivo è particolarmente importante approfondire le teorie della dimostrazione che hanno inciso sulla sua formazione. Mediante l’edizione critica e la traduzione della quaestio In quo conveniant et differant demonstratio propter quid et quia, et de huius divisione è possibile identificare con più precisione il ruolo ricoperto nella formazione di Galilei dalle teorie epistemologiche di Aristotele, Alessandro di Afrodisia, Averroè, Galeno e dai commentatori che insegnarono nell’Università di Padova tra il XV e il XVI secolo. The purpose of this article is to provide a reconstruction of the interpretation given by Galileo Galilei to the Aristotelian theory of demonstration. The doctrine of proof plays a central role in Galilei’s methodology and for this reason it is particularly important to deep the theories of the demonstration which had an impact on his education. Through the critical edition and the translation of the quaestio In quo conveniant et differant demonstratio propter quid et quia, et de huius divisione is possible to identify more precisely the role played in Galileo’s education by epistemological theories of Aristotle, Alexander of Aphrodisias, Averroes, Galen and by Commentators who taught at the University of Padua in the fifteenth and sixteenth centuries.
Il rapporto tra praecognitio e demonstratio nella prima riflessione metodologica di Galileo Galilei
L'intento di questo articolo è quello di presentare la prima riflessione di Galileo Galilei sul capitolo 1 del I libro degli Analitici secondi di Aristotele. Nello specifico, il Galilei affronta il problema delle praecognitiones cioè delle conoscenze su cui si fonda la struttura dimostrativa. La trattazione dei prerequisiti del soggetto e delle sue passiones, cioè delle sue proprietà, acquisisce, nell'ambito dell'aristotelismo del XV e del XVI secolo, una particolare importanza perché, in ambito universitario, vi è un'evidente propensione a considerare il soggetto della dimostrazione in connessione con il soggetto della scienza. The purpose of this article is to present Galileo Galilei's first reflection on chapter 1 of the first book of Aristotle's Posterior Analytics. Specifically, Galilei discusses the problem of the praecognitiones i.e. the knowledge on which the demonstrative structure is based. The treatment of the prerequisites of the subject and of his passiones, that is, of his property, acquires, in the sphere of aristotelianism of the fifteenth and sixteenth centuries, a particular importance because, in the university field, there is a clear tendency to consider the subject of demonstration in relationship with the subject of science.